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Piena di fascino naturale, ricca di risorse, ma isolata dai circuiti culturali coevi, selvaggia e mal governata; socialmente e culturalmente ricca di tradizioni è descritta al contempo povera, arretrata e sfruttata. Così risulta dai racconti   dei  pochissimi viaggiatori stranieri che alla fine dell’ 800  si spinsero fino in Abruzzo.

In quelli anni vennero costruite le linee ferroviarie abruzzesi, un mezzo di trasporto che cambiò radicalmente l’Abruzzo.

Le ferrovie dello stato organizzano ogni anno tra maggio e giugno un viaggio in carrozze antiche sulla linea, ormai chiusa, che va da  Sulmona a Castel di Sangro, una  linea ferroviaria storica, molto panoramica, chiamata anche  TRANSIBERIANA D’ITALIA. per il calendario delle corse:

 

qui trovate un riassunto di uno studio sui viaggiatori tedeschi in Abruzzo alla fine del 800, quando il  concetto del “Turismo” ancora non esisteva.

I primi scritti di tedeschi in Abruzzo sono di difficile lettura, si tratta degli „storici dell’arte“  i quali si occupano delle opere d’arte e dei monumenti di interesse storico-artistico del territorio abruzzese, ma solo nell’ambito di trattazioni più ampie sull’arte nell’Italia meridionale. Infatti all’epoca non esistevano nella letteratura tedesca testi specifici riferiti solo all’Abruzzo. Fanno parte di questa categoria i testi di H.W. Schulz  del 1860 Denkmäler der Kunst in Unteritalien, dove l’autore parte da un racconto storico del luogo, ma  nomina quasi esclusivamente monumenti ecclesiastici medievali quali testimonianze artistiche di maggior portata. Il testo si presenta  di difficile lettura poiché l’autore non lascia intuire con quale logica venga favorita lo studio di alcuni monumenti descritti fin nei minimi dettagli a discapito di altri. Anche il testo di E. Förster Geschichte der italienischen Kunst (Leipzig, 1869) non contiene fatti e dati di rilievo secondo una metodologia scientifica. In maniera casuale descrive alcuni particolari decorativi di qualche monumento in S. Clemente o S. Giovanni in Venere.

Con i  „viaggiatori-scienziati“   finalmente si approdano alla stesura dei primi testi monografici sull’Abruzzo, riguardanti differenti argomentazioni molto specifiche.

Il primo testo da citare è sicuramente l‘articolo Land und Leute der Abruzzen  (1888) di H.E. Berlepsch che si definisce „storico delle ricerche economiche e sociali„ scrisse il testo in seguito ad un viaggio di alcuni mesi condotto in treno, carrozza ed a piedi da Roma, Montecassino, Roccavindola, Farindola, Sulmona per arrivare fino ad  Assergi.

L’autore parte da ampie descrizioni geografiche, descrive problematiche ambientali come il disboscamento, corredato da uno studio dettagliato sulla legislazione vigente dell‘epoca, si sofferma sulle due caratteristiche principali dell’economia abruzzese  il pecoraio nomade e l’emigrazione. Continua descrivendo la composizione sociale della popolazione , le difficili condizioni di vita dei contadini tra potere modano e cristiano. La trattazione termina con la descrizione tipologica degli insediamenti di Assergi, visto dall’Autore come paese tipico rappresentativo per tutti i paesi dell’Abruzzo, di un’abitazione tipica“ contadina e di una giornata lavorativa „normale“ degli abitanti. L’abruzzo che emerge è una terra piena di fascino naturale, ricca di risorse, ma isolata dai circuiti culturali coevi, selvaggia e mal governata; socialmente e culturalmente ricca di tradizioni è descritta al contempo povera, arretrata e sfruttata.

Uno spirito simile, da studioso in spedizione in terre sconosciute,  si trova ancora nel 1897 nel testo di K. Hassert Die Abruzzen. L’autore, docente di geografia descrive il territorio da un punto di vista geografico, geologico, climatico, descrive la vegetazione e le problematiche ambientali causate dal disboscamento delle zone montane, elenca le infrastrutture e le principali fonti economiche, per terminare con un’analisi della composizione e distribuzione demografica della popolazione e delle sue condizioni sociali difficili.

Infatti con una media di solo 75 abitanti per kmq il territorio abruzzese risultava scarsamente abitato, 80% della popolazione era analfabeta.

Emerge da ambedue testi uno spirito critico  in confronto con il potere dominante della chiesa sulla popolazione, il malgoverno generale e la „usanza“ di non osservare le leggi vigenti, lasciando il lettore in dubbio sulla fattibilità di un viaggio in Abruzzo.

Il primo viaggiatore Moderno: Leopold Gmelin.

In questo contesto risulta sorprendente la capacità del Architetto L.Gmelin nel suo testo Questioni architettoniche sugli Abruzzi  (1889) di porre i suoi studi sull’architettura e sull’arte abruzzese in un contesto positivistico o per lo meno obiettivo: l’autore dà indicazioni precise al potenziale viaggiatore, segnalando addirittura le locande ove convenga sostare; tranquillizza il lettore sulla sicurezza delle strade, sulla sincerità della gente e sulla comodità del treno quale nuovo mezzo di trasporto

L’itinerario percorso da Gmelin fu possibile grazie al tratto ferroviario Terni-Rieti, realizzato nel 1886, mentre i collegamenti su strada ferrata Roma-Terni e L’Aquila-Sulmona rientravano già nel piano ferroviario del 1861. L’utilizzo della ferrovia, elemento unificatoria del territorio, è ciò che fa di Gmelin un viaggiatore moderno rispetto ai suoi predecessori, una personalità completa all’interno delle tre categorie di  viaggiatori ottocenteschi nell’Abruzzo: unisce alle osservazioni sul paesaggio naturale un attento studio tematico delle opere architettoniche a Rieti, L’Aquila e Sulmona, ritenute più importanti.  In un testo che si presenta di facile lettura poiché condotto secondo una moderna logica,la sua analisi non si limita all’architettura medievale classica,  vengono nominati anche edifici e monumenti rinascimentali e barocchi, sacri e profani.

Il suo testo è un vero è proprio invito a visitare  una terra pressoché sconosciuta, un’esortazione ai viaggiatori a non temere la presunta pericolosità attribuita al brigantaggio e alle cattive condizioni di viaggio.

(l’articolo integrale  in : “Leopold Gmelin e altri studiosi e viaggiatori tedeschi in Abruzzo nel XIX secolo” di Angelika Wessel in Lepold Gmelin Studi sull’architettura dell’Abruzzo alla fine dell’800, a cura di A. Wessel, P. Ardizzola, A.Ghisetti Giavarina, in : i saggi di Opus, n. 15, Gangemi Editore 2008, pg. 11-14), tutti i diritti riservati)